Così l’utero si fa culla

Già prima del concepimento, nei giorni che trascorrono dal temine dell’ultima mestruazione all’ovulazione, l’utero si prepara per accogliere l’eventuale ovocita fecondato: la mucosa che riveste la superficie interna dell’organo si fa più spessa e la sua irrorazione sanguigna si arricchisce. Nei nove mesi successivi, l’utero avrà il compito di ospitare, nutrire, proteggere e preservare il benessere del nascituro, adattandosi alla sua crescita e ai suoi movimenti. Infine, al termine dell’attesa saranno le contrazioni dei muscoli uterini ad aiutare il piccolo a venire al mondo.

 Il primo trimestre

“All’epoca del concepimento, l’utero ha una forma che ricorda quella di una pera con la punta rivolta verso il basso”, dice Nico Naumann, ginecologo ostetrico di Roma, “e le dimensioni approssimative del pugno chiuso di una donna”. Circa due settimane dopo il concepimento, terminato l’impianto dell’embrione nella mucosa uterina, l’organo inizia la sua trasformazione.

“La crescita nel primo trimestre è relativamente lenta e uniforme”, prosegue il ginecologo. “Al termine del terzo mese, l’utero ha le dimensioni di un pompelmo. Il cambiamento più evidente dell’organo in questa fase riguarda la sua forma: fin dalle prime settimane di gestazione, diventa sferoidale. Il paragone con il pompelmo, quindi, è adeguato”.

Sferoidale sì, ma non perfettamente sferico. “In corrispondenza del punto dove è avvenuto l’impianto dell’embrione, si può avvertire al tatto un piccolo rigonfiamento, che prende il nome di punto di Piskaczek”, spiega Naumann. “Si tratta di una sporgenza minima, che la gestante non è in grado di percepire. La individua il medico palpando l’organo attraverso l’addome materno”.

Nella maggior parte dei casi, durante il primo trimestre la crescita dell’utero non è evidente per le future mamme. “Tutt’al più, possono avvertire un po’ di tensione all’inguine o in corrispondenza dell’osso sacro, dovuta alla maggiore trazione esercitata dai legamenti che fissano l’utero nell’addome”, dice il ginecologo.

Secondo trimestre

Durante il secondo trimestre la crescita è ben più veloce. “Al termine del sesto mese”, spiega Naumann, “le dimensioni dell’utero raggiungono quelle di un pallone da calcio, mentre la forma si mantiene tondeggiante, più regolare rispetto al primo trimestre”. La crescita avviene sempre in modo omogeneo. “Intorno alla sedicesima settimana”, prosegue, “il fondo dell’utero si trova circa quattro dita sotto l’ombelico della madre. Alla ventiduesima settimana raggiunge l’ombelico, per poi arrivare alla trentaduesima settimana appena sotto l’arco costale, all’altezza del diaframma”.

Col passare dei mesi, la parete muscolare dell’addome inizia a sporgere per fare posto all’utero che cresce e la gravidanza diventa chiaramente visibile anche dall’esterno. “La futura mamma di solito comincia a percepire i movimenti del piccolo intorno alla ventesima settimana”, dice il ginecologo. “Anche se alcune avvertono leggeri sfarfallii fin dalla sedicesima. I movimenti più evidenti sono quelli prodotti dal feto quando allunga le gambe, i famosi calcetti”.

A partire dalla venticinquesima settimana la gestante può avvertire qualche fastidio dovuto alla pressione dell’utero sull’apparato digerente e sulla vescica. “Nell’addome c’è tutto lo spazio necessario per accogliere l’utero gravido”, spiega Naumann, “ma la pressione sugli altri organi può provocare effetti fastidiosi, come uno stimolo più frequente alla minzione, una leggera riduzione della capienza dello stomaco e, talvolta, bruciore all’esofago dovuto a reflusso dei succhi gastrici durante la fase digestiva. Si consiglia allora di frazionare i pasti nel corso della giornata per non appesantire lo stomaco e di evitare di distendersi dopo mangiato per ostacolare l’eventuale risalita del contenuto gastrico”.

Terzo trimestre

La crescita dell’utero negli ultimi tre mesi di gravidanza è un po’ più lenta rispetto al secondo trimestre e, durante le ultime settimane, la forma dell’organo si adatta a quella del corpo del bambino, al punto che i suoi movimenti si possono talvolta vedere dall’esterno, oltre che essere percepiti dalla madre. “Le pareti dell’utero si distendono progressivamente e il tessuto muscolare diventa facilmente eccitabile”, dice Naumann. “Può accadere, quindi, che la gestante avverta occasionalmente leggere contrazioni. È un fenomeno fisiologico, che non deve destare preoccupazione anche se si verifica più volte nel corso della giornata. È bene rivolgersi al medico, invece, se le contrazioni si susseguono con regolarità per ore”.

Contrazioni occasionali possono manifestarsi già nel primo e nel secondo trimestre, soprattutto in concomitanza con i rapporti sessuali, oppure quando la futura mamma palpa le pareti dell’utero attraverso l’addome.

“Un’accortezza da osservare nel terzo trimestre”, aggiunge il ginecologo, “è di non distendersi in posizione supina, perché il peso dell’utero gravido potrebbe schiacciare l’aorta, determinando una calo della pressione sanguigna e malessere della gestante. Non bisogna, però, preoccuparsi eccessivamente della posizione che il corpo assume spontaneamente nel sonno. Per la futura mamma, rimanere distesa sulla schiena è estremamente scomodo. Nel caso in cui assumesse quella posizione nel sonno senza rendersene conto, si volterebbe su un fianco spontaneamente per ridurre il disagio”.

 Box: Utero retroverso

“L’utero retroverso non è un difetto, non è una malformazione, ma solamente una possibile conformazione dell’utero differente da quella più diffusa”, dice Naumann. “Si presenta quando l’organo è inclinato all’indietro e forma rispetto alla vagina un angolo di ampiezza maggiore di quella abituale. Un tempo si riteneva che l’utero retroverso potesse ostacolare il concepimento o favorire gli aborti spontanei. Oggi questi timori sono stati accantonati. Le donne che hanno l’utero retroverso hanno la stessa probabilità di concepire e portare a termine con successo una gravidanza di tutte le altre”.

Box: I morsi uterini 

Dopo la nascita del bambino e l’espulsione degli annessi fetali, l’utero deve tornare alle dimensioni precedenti la gravidanza. Le sue pareti si devono contrarre per chiudere i vasi sanguigni che alimentavano la placenta e che, in caso contrario, darebbero luogo a un’emorragia. “Le dimensioni dell’utero si riducono progressivamente nell’arco delle cinque o sei settimane successive al parto, il periodo che coincide con il puerperio”, spiega Nico Naumann. “L’involuzione dell’organo non è un processo omogeneo come la sua crescita durante la gravidanza, ma segue un andamento a scatti, attraverso una serie di contrazioni innescate dall’azione di un ormone, l’ossitocina”.

La produzione dell’ossitocina viene indotta dalla stimolazione del capezzolo durante l’allattamento. “Accade così che dopo dieci o quindici minuti dall’inizio della poppata, la mamma avverta delle contrazioni uterine, che proseguono per circa mezz’ora, per poi attenuarsi spontaneamente”, dice il ginecologo. “Di solito dopo la nascita del primo bambino queste contrazioni non sono molto intense. Lo sono di più dopo la seconda o la terza gravidanza, tanto che prendono il nome di morsi uterini”.

“Per favorire l’involuzione dell’utero dopo il parto quando la neomamma non allatta al seno il suo bambino”, aggiunge il medico, “le viene di solito consigliato di stimolare manualmente i capezzoli più volte nel corso della giornata”.

Uscito su Dolce Attesa n.45, febbraio 2007