Il parto in acqua: la mia magnifica esperienza

24 aprile 2012, Comments: Commenti disabilitati su Il parto in acqua: la mia magnifica esperienza

Lettera di una mamma che racconta la nascita di sua figlia

Care amiche,
il 15 febbraio 2002 è nata Gigliola come Venere dalle acque.
Infatti ho partorito in una vasca ed è stata un’esperienza indimenticabile.
Ho 36 anni e da due mio marito ed io abitiamo a Roma : dopo molti anni dedicati alla carriera abbiamo deciso di mettere su famiglia e … detto-fatto…ero incinta!
Un’amica mi ha introdotta al dottor Naumann e le sarò sempre grata per questo consiglio.
Non è facile orientarsi nel sistema sanitario di una grande città ma, il dottor Naumann durante una lunga ed esaustiva consultazione mi ha presentato tutto lo spettro di possibilità per il parto, ed io dovevo solo scegliere la migliore per me.
Avevo letto qualcosa sul parto in acqua ma ero convinta che fosse pericoloso, in particolare per una futura mamma come me, non più giovanissima. Eppure l’acqua mi attirava perché l’ho sempre sentita sempre come il mio elemento naturale.
Alle visite dal dottor Naumann, partecipava anche mio marito e dopo un attento esame del mio caso abbiamo deciso di programmare un parto in acqua. Attenzione: programmare un parto non significa per forza poterlo realizzare in quel modo.
La gravidanza è stata tranquilla e regolare con le nausee dei primi mesi e un certo aumento di peso che sono riuscita a controllare abbastanza bene praticando, fino alla fine, un moderato esercizio fisico.
Ed ecco il grande momento: in una fredda notte d’inverno, mentre preparo un panino al prosciutto, cominciano le contrazioni. Telefono al dottore e cerco di tranquillizzare mio marito, che naturalmente è molto più agitato di me. Ripenso a quello che il dottore mi ha
sempre ripetuto: “ Signora, non si preoccupi, i bambini non cadono fuori!” e aspetto paziente che le contrazioni diventino più regolari.
Dopo un paio d’ore mio marito, sempre un po’ agitato, mi porta alla clinica.
Il travaglio è iniziato ed i dolori sono a volte forti; mi immergo nella vasca a circa 37 gradi e subito una sensazione piacevole mi avvolge. Mio marito è seduto fuori dalla vasca accanto a me e mi abbraccia dolcemente. Ascoltiamo Mozart, il concerto per pianoforte che preferisco (abbiamo portato il CD da casa).
Il dottor Naumann esegue tutti i controlli compreso quello cardiotocografico, che serve a rilevare il battito cardiaco del bimbo.
Esco dalla vasca e insieme a mio marito faccio quattro passi in corridoio: i futuri nonni e la futura zia sono già arrivati e si stupiscono di trovarmi in piedi.
Dopo poco però le contrazioni si fanno più regolari e torno in sala parto. Il dottore controlla il collo dell’utero che appare ormai ben dilatato.
Torno nella vasca, mio marito mi massaggia la schiena come ha imparato durante il corso di preparazione al parto: io continuo a girarmi nella vasca facilitata dall’attenuata gravità.
Che emozione! La testa di Gigliola esce e il dottore accompagna la fuoriuscita della mia piccolina. Non c’è pericolo che soffochi perché la bimba è ancora legata al cordone ombelicale e respira quindi anche attraverso esso, inoltre inizierà a respirare dal nasobocca, per riflesso innato, solo una volta uscita dall’acqua. Il dottore appoggia la piccola sulla mia pancia e mi sembra un sogno. Quando il cordone ombelicale finisce di pulsare, mio marito eroicamente lo può recidere.
L’ostetrica prende Gigliola e ne controlla lo stato di salute: respirazione, battito cardiaco, colore della cute, tono muscolare e riflessi. Tutto bene, adesso può farle il bagnetto.
Io vengo assistita per l’espulsione della placenta: non ho subìto l’episiotomia (piccolo taglio tra vagina e ano) perché l’acqua calda favorendo l’irrorazione sanguigna dei genitali, li ha resi più elastici.
Ora è tutto finito: Gigliola, mio marito ed io siamo insieme e … siamo felici!